Cosa ci insegna la Pasqua, il mistero della speranza umana

Abbiamo passato anche Pasqua, un'altra strana Pasqua, molto diversa da quelle che eravamo soliti vivere, nel risveglio della natura e nel sereno della primavera che si riaffaccia agli occhi, ma soprattutto nel cuore. Si direbbe che anche il clima, le giornate di sole, la temperatura mite abbiano fatto alleanza per attenuare la pesantezza di un'atmosfera che resta ammorbata dal virus variante con la sua scia di ombre, paure e tristezze varie.
Un messale sull'altare

Questo tempo e questa Pasqua ci pongono un interrogativo cruciale: che cristiani vogliamo essere?

Come e quanto sono cambiate le pratiche religiose con la pandemia? E la frequenza nelle chiese? Un viaggio dentro l’anima della comunità in quest’anno sconvolto in molte abitudini dal coronavirus e dalle preoccupazioni e paure che lo stanno ancora contrassegnando. Dice don Mauro Bassanelli: «La pandemia ci ha fatto riscoprire l’essenza del messaggio evangelico: meno attivismo, meno corse, meno “fare” e in compenso supplemento di sensibilità e attenzione e maggiore vicinanza alle persone nella loro quotidianità vissuta».
Giovedì Santo

Pasqua lontana, di ricordi sempre vivi. Quando al Giovedì Santo si “legavano” le campane

I riti della Settimana Santa anche quest’anno purtroppo saranno ristretti e circoscritti per via del “coronavirus”: ma almeno qualche funzione liturgica nelle chiese ci sarà, a differenza dell’anno scorso, quando le chiese rimasero chiuse. Dal Giovedì Santo alla notte del Sabato Santo con la benedizione del fuoco e dell’acqua e poi delle case, c’è tutta una letteratura che merita di essere conservata e tramandata. Per la memoria e per la storia.